Il tema della responsabilità erariale del Responsabile Unico del Procedimento (RUP) è tornato di grande attualità con l'entrata in vigore del nuovo Codice dei contratti (d.lgs. 36/2023), che ha introdotto il principio della fiducia e modificato il quadro entro cui si muove la discrezionalità del funzionario pubblico. Una recente pronuncia della Corte dei conti offre l'occasione per fare il punto sulla nozione di colpa grave e sui suoi confini.

Il caso esaminato

La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per il Lazio (sent. n. 187/2026) ha esaminato il caso di un RUP di un Comune che aveva affidato un incarico professionale senza esperire alcuna procedura comparativa, in deroga alle soglie di affidamento diretto previste dalla normativa vigente al momento dell'affidamento. La Procura aveva contestato un danno erariale pari alla differenza tra il compenso corrisposto e quello che sarebbe stato riconosciuto all'esito di una procedura competitiva.

La nozione di colpa grave

La Corte ha ribadito che la responsabilità erariale richiede, oltre al danno e al nesso causale, l'elemento soggettivo del dolo o della colpa grave. La colpa grave non si identifica con la colpa ordinaria: richiede una deviazione macroscopica dagli standard di diligenza esigibili dal funzionario medio, ragionevolmente preparato e informato.

In particolare, la Corte ha precisato che non integra colpa grave:

  • Il semplice errore di valutazione in situazioni di oggettiva incertezza normativa
  • La scelta tra più soluzioni interpretative tutte plausibili alla luce del quadro normativo vigente
  • L'affidamento su pareri legali o indirizzi giurisprudenziali poi rivelatisi errati

Integra invece colpa grave:

  • La violazione di norme chiare e non equivoche, prive di margini interpretativi
  • L'omissione di verifiche elementari che qualsiasi funzionario avrebbe dovuto compiere
  • L'agire in totale spregio delle regole procedimentali, senza alcuna motivazione

🆕 Aggiornamento — L. 7 gennaio 2026, n. 1 e Sez. App. Corte conti n. 127/2026.

La L. 1/2026 ha tipizzato la nozione di colpa grave, ancorandola alla manifesta ed evidente violazione delle norme applicabili, valutata in base al grado di chiarezza e precisione delle norme violate e all'inescusabilità della condotta.

La Prima Sezione centrale d'appello della Corte dei conti, con sentenza n. 127/2026 (Il Sole 24 Ore Norme&Tributi Plus, 23 giugno 2026), in una delle prime applicazioni concrete della riforma, ha escluso la colpa grave dei convenuti in una vicenda complessa (laboratorio di biotecnologie, art. 12 L. 241/1990), sul presupposto che «quando l'individuazione della regola applicabile richiede un articolato percorso interpretativo e la stessa riconducibilità della fattispecie alla norma risulta opinabile, diventa difficile sostenere la presenza di una colpa grave nei termini oggi richiesti dal legislatore».

Conseguenze per il RUP. La pronuncia rafforza in modo decisivo la tesi della complessità procedimentale come scriminante: nelle gare articolate del Codice contratti (D.Lgs. 36/2023), in presenza di interpretazioni ANAC discordanti, pareri MIT non univoci, orientamenti giurisprudenziali in evoluzione, il RUP che documenta il percorso istruttorio dispone oggi di una linea difensiva tipizzata dal legislatore. Vai all'approfondimento dedicato: L. 1/2026: la riforma della responsabilità amministrativa erariale.

Il principio della fiducia nel nuovo Codice

Il d.lgs. 36/2023 ha introdotto all'art. 2 il principio della fiducia, che valorizza l'autonomia decisionale dei funzionari pubblici e li incoraggia ad agire con coraggio nell'interesse pubblico. Questo principio ha rilevanti implicazioni sul piano della responsabilità erariale: le scelte discrezionali compiute in buona fede, nel rispetto delle regole procedimentali e con adeguata motivazione, sono coperte da una presunzione di legittimità che riduce il rischio di addebiti erariali.

«Il principio della fiducia si traduce in una presunzione di buona fede nell'esercizio dell'azione amministrativa: il funzionario che agisce nel rispetto delle regole, con motivazione adeguata e nell'interesse pubblico, non può essere esposto a responsabilità erariale per il solo fatto che la scelta si riveli ex post non ottimale.»
— Corte dei conti, Sez. giurisd. Lazio, sent. n. 187/2026

Indicazioni operative per il RUP

Alla luce di questa pronuncia, alcune indicazioni pratiche per il RUP che voglia ridurre il rischio di esposizione a responsabilità erariale:

  • Documentare sempre le scelte: ogni decisione rilevante deve essere motivata per iscritto, con riferimento alle norme applicate e alle ragioni della scelta
  • Acquisire pareri nei casi dubbi: il parere dell'ufficio legale o del segretario comunale costituisce elemento di prova della buona fede
  • Rispettare le soglie e le procedure: le deroghe alle procedure ordinarie devono essere adeguatamente motivate e documentate
  • Tenersi aggiornati: la conoscenza della normativa e della giurisprudenza più recente è un elemento di diligenza professionale
  • Non agire sotto pressione: le decisioni assunte sotto indebite pressioni politiche o amministrative, senza la necessaria autonomia, non esonerano da responsabilità

Fonte di riferimento: Corte dei conti, Sezione giurisdizionale per il Lazio, sentenza n. 187/2026; D.lgs. 31 marzo 2023, n. 36, art. 2 (principio della fiducia); L. 14 gennaio 1994, n. 20, art. 1 (responsabilità erariale). Le considerazioni espresse rappresentano riflessioni personali e non costituiscono parere legale.